TOKEN : WEB3 = WEB : WEB1

Nel 2020 decisi che era giunto il momento di affiancare agli strumenti d’investimento tradizionali anche asset digitali. Due anni dopo sono sempre più convinto che un portafoglio davvero diversificato dovrebbe comprendere almeno una piccola percentuale di token. Sul blog ho dedicato all’argomento solo una manciata di articoli ma in cuor mio ho sempre pensato che sarebbe stato bello dare maggiore spazio a una materia tanto affascinante quanto polarizzante.

In risposta al mio desiderio arriva l’inaspettata proposta di un amico: “Posso provare a scrivere un articolo sul tuo blog?”. Non potevo ricevere proposta migliore da persona migliore.
Con lui ho un confronto praticamente quotidiano su investimenti, mercati, innovazione e in particolare su progetti legati alla blockchain. Come tanti si è appassionato nell’ultimo anno e mezzo alla materia ma a differenza di tanti ama approfondire attraverso studio e ricerca.

Con piacere dò il benvenuto tra gli auturi del blog a Franco Gorla che d’ora in poi curerà tutti i contenuti legati al settore cripto. Buona lettura.

Una tecnologia in rapida evoluzione

I token sono per il Web3 ciò che i siti Web erano per il Web1.

È il 1991 quando emerge, l’oggi “scontato”, WWW (Word Wide Web). Ci vollero 17 giorni a Tim Berners-Lee creatore del primo sito Web affinché la sua pagina venisse visitata per la prima volta da un utente e più di 10 anni prima che l’umanità capisse cosa farci con i siti web. Solo dopo averlo compreso il Web2 è decollato. Tim introdusse un nuovo standard che ci ha permesso di creare pagine web visivamente accattivanti con poche righe di codice e di navigare in Internet cliccando dei link invece di usare le interfacce a riga di comando.

Generica interfaccia a riga di comando

All’inizio degli anni ’90, la maggior parte delle persone non aveva idea di come codificare in HTML o come creare siti web accattivanti e user friendly.

Bene, veniamo ad oggi. Sempre più spesso si sente parlare di Criptovalute, di Token, di monete virtuali di blockchain, confondersi è facile, rimanerne spaventati ancora di più. Cercheremo di fare chiarezza affrontando un po’ per volta nei prossimi articoli le numerose tematiche che compongono questo cripto-mondo e scopriremo insieme quanto questa parola “cripto” che dà l’idea di qualcosa di oscuro, nascosto e quasi truffaldino sia per lo più fuorviante. I media continuano a fare riferimento alle criptovalute anche quando fanno riferimento a token non valutari, riducendo le reti blockchain sottostanti a miseri oggetti di speculazione e nulla più, invece di focalizzarsi sul fatto che forniscono, innazitutto, una promettente infrastruttura di governance che potrebbe risolvere molti problemi dell’Internet che usiamo oggi:

  • la totale assenza di controllo su ciò che accade ai nostri dati privati;
  • la mancanza di trasparenza lungo la catena di fornitura di beni, servizi e pagamenti finanziari;
  • il fatto che Internet non abbia un livello di regolamentazione dei pagamenti intrinseco, costringendoci a fare affidamento alle piattaforme più fidate (Amazon, Airbnb, Uber, etc.)

La fase che stiamo vivendo, in cui cerchiamo di capire cosa possiamo fare con i token, è molto simile a quei primi giorni in cui il Web era appena nato. Sebbene oggi sia diventato facile creare un token con poche righe di codice (grazie a Ethereum), la comprensione di come applicarlo è ancora abbastanza vaga.

La tecnologia è ancora in fase primordiale ma in rapida evoluzione, con il potenziale di sradicare molte industrie, in particolare quella della finanza. Tuttavia, attualmente mancano best practices e vi sono una miriade di sfide tecnologiche e legali da affrontare. Manca anche una formazione approfondita sui meccanismi, i potenziali, le minacce e lo stato della tecnologia, comprese le sue implicazioni socio-politico-economiche.

Bitcoin

Qualcuno fa riferimento alla “Blockchain” come a qualcosa di diverso da Bitcoin ma chiariamoci subito: Bitcoin è una rete blockchain, anzi per l’esattezza una “proof-of-work chain” come il suo anonimo fondatore Satoshi Nakamoto scrisse nel celebre White Paper di Bitcoin. No, Bitcoin non nasce dal nulla ma è frutto di un lungo processo di innovazione che parte dalla nascita del computer, poi di Internet e decenni di ricerca di reti di computer, crittografia e teoria dei giochi. Ne parleremo magari in futuro, con un articolo dedicato alle origini del Bitcoin.

Early Adopters

Le reti blockchain e i ledger distribuiti sono essenzialmente macchine per la gestione dei token e costituiscono la spina dorsale del Web3. Come il WWW rese facile pubblicare una pagina web con poche righe di codice, il Web3 ha reso altrettanto facile emettere il proprio token con poche righe di codice. Le sfide in termini di progettazione, architettura, regolamentazione sono ancora molte ma la strada è segnata. Potrebbe, quindi, volerci un pò di tempo prima che la potenza di questa nuova economia dei token che abbiamo davanti possa essere sprigionata. È bene tenere a mente che nessuna applicazione token significativa funzionerà solo sui ledger distribuiti. Molti casi d’uso che spesso sono attribuiti solo alle reti blockchain (e.g. trasparenza lungo la supply chain di beni e servizi) saranno possibili solo in interazione con il Machine Learning, Big Data e l’Internet of Things (IoT). La convergenza di tutte queste tecnologie emergenti sarà più potente dell’effetto di una qualsiasi di queste innovazioni tecnologiche da sola. Tuttavia la maggior parte di queste tecnologie emergenti non hanno ancora raggiunto il loro punto di inflessione (i.e. momento in cui, durante il periodo di vita di una azienda o di una tecnologia in generale, i suoi fondamentali stanno per cambiare. Il risultato è un evento che cambia per sempre il modo in cui pensiamo o agiamo) ma quando lo faranno gli effetti di rete e lo sviluppo esponenziale prenderanno il via. Sì, esatto, è per questo che chi decide di approcciare o investire in questo critpo-mondo viene definito un early adopters.

Prevedere con precisione quando tutto ciò potrebbe accadere è molto difficile ma è molto probabile che ci vorranno meno di 10 anni.

Conclusioni

Quando si parla di ledger distribuiti, token e Web3, molti si fermano a dire che è tutta speculazione o peggio, una truffa, persino personaggi di alto profilo, Warren Buffet qualche tempo fa definì Bitcoin “Veleno per topi al quadrato” altri, invece, sembra concentrarsi esclusivamente sui potenziali positivi. L’argomento sembra essere molto divisivo ma qualsiasi tecnologia è sempre e solo uno strumento. Come poi usiamo quello strumento non è quasi mai una questione tecnologica, ma una questione di governance. Come progettiamo questi protocolli Web3 e le loro applicazioni tokenizzate è molto più una questione socio-politico-economica che tecnologica. Discutere i potenziali aspetti negativi in una fase cosi precoce è quindi cruciale. Uno degli aspetti più importanti ruoterà intorno allo sviluppo e all’implementazione della privacy by design che può determinare ciò che le reti blockchain possono diventare: macchine di liberazione o macchine di sorveglianza. Questa è una discussione politica che deve essere risolta sulla base del consenso dei membri delle varie community, degli stati nazionali e a livello di istituzioni internazionali. La tecnologia galoppa, gli enti regolatori devono cercare di stare al passo.

P.S.

Questo mio primo articolo sul Blog vuole essere il primo di una serie di articoli che usciranno nelle prossime settimane e mesi. Tali articoli non avranno mai lo scopo di insegnare ma quello di condividere ciò che da appassionato mi piace approfondire. Non deve e non vuole essere un punto di arrivo per te caro lettore, ma un punto di partenza. La partenza per un interessantissimo viaggio e come ogni viaggio è più stimolante affrontarlo in compagnia. Per ciò i commenti e le critiche costruttive saranno sempre i benvenuti.

Il viaggio comincia, ci vediamo alla prossima tappa.

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