Bitcoin, perché li ho comprati – Prima parte.

Ammetto di essere sempre stato molto scettico sulle criptovalute. Nel 2017 le guardavo con diffidenza mentre il loro valore cresceva senza sosta. Decisi di starci alla larga, pensando si trattasse per lo più di una moda passeggera e di speculazione ai massimi livelli. Non ero del tutto in errore: il valore dei Bitcoin passò da 20.000$ a 6.000$ in pochissimo tempo.

Quasi tre anni dopo i Bitcoin sono ancora qui con noi e molto probabilmente ci faranno compagnia per il resto della nostra vita. In questi mesi, accantonate le mie perplessità, ho approfondito l’argomento giungendo alla conclusione che fosse meglio aggiungerli al mio portafoglio personale.

In un articolo diviso in tre parti elencherò le ragioni che mi hanno spinto ad acquistarlo.

  • La prima parte, propedeutica alle successive, è un approfondimento su cos’è e come funziona il denaro. Cercherò infine di spiegare cos’è il Bitcoin nel modo più semplice possibile.
  • Nella seconda parte, online lunedì 5 ottobre, analizzerò il Bitcoin in qualità di riserva di valore, e del perché è considerato superiore all’oro.
  • Nell’ultima parte, online lunedì 12 ottobre, parlerò del Bitcoin come investimento, analizzando opportunità, rischi e, sopratutto, ipotizzando un price target per il prossimo decennio.

Breve storia del denaro

Nel 1519 accadde qualcosa di curioso in Messico che ci fa subito capire cos’è in realtà il denaro.
Gli Atzechi erano tranquilli e beati quando di punto in bianco si presentarono alle porte della loro capitale i conquistadores guidati da Hernan Cortes. In quel giorno s’incontrarono due civiltà che per secoli avevano ignorato l’uno l’esistenza dell’altro.

Hernán Cortés entra a Tenochtitlán l’8 Novembre del 1519, dove viene accolto pacificamente da Montezuma II. I cannoni, le armi, e le armature non comunicavano esattamente “Vengo in pace”.

Entrambe le civiltà avevano scoperto l’oro, l’unica differenza era il modo in cui lo utilizzavano. Gli Spagnoli lo usavano come moneta di scambio, gli Atzechi per costruire monili e statue. Quando gli Atzechi volevano comprare qualcosa usavano polvere di cacao o pezze di stoffa.

Immaginate di scoprire una città in cui le statue sono fatte di euro e gli abitanti pagano con pezzi di pietra. Non so voi, ma io mi prenderei un pezzo di statua. E infatti fu quello che fecero i conquistadores annientando completamente la civiltà atzeca.

Il denaro non è altro che una realtà immaginata e condivisa da una grande comunità. Per gli Spagnoli questa realtà era l’oro, per gli Atzechi la polvere di cacao. Il denaro è uno strumento di confronto rapido che consente a me e a voi di stimare il valore di un prodotto. E per essere davvero efficiente meglio se sia facilmente trasportabile e accumulabile.

Per questo motivo oggi siamo arrivati a un denaro che esiste sia in forma fisica (monete e banconote) che elettronica (i soldi che avete sul conto corrente). Sapete quanto denaro fisico circola nel mondo? Solo il 10% del totale, tutto il resto è stipato sui server delle banche.

Curiosità: produrre la moneta da 1€ costa 18 centesimi, quella da 2€ 25 centesimi.

L’economia, la nostra stessa vita, si poggia su una fantasia condivisa da miliardi di persone. Alcuni lo definiscono un costrutto psicologico che per funzionare davvero ha bisogno della fiducia di tutti. E oggi tutti si fidano del Dollaro, dell’Euro e via dicendo ma non è sempre stato così. Ci sono state epoche in cui le persone si fidavano del sale, dell’orzo, dell’argento, dell’oro.

Sulla pagina dell’euro c’è questa frase che è emblematica:

La Banca centrale europea e la Commissione europea sono incaricate di mantenerne il valore e la stabilità e di fissare i criteri richiesti ai paesi dell’UE per entrare nell’area dell’euro.

Quindi c’è un’istituzione che si prende la briga di far credere a tutti che l’euro ha un certo valore, che è stabile, e che servono determinati caratteristiche affinché il tuo paese possa adottarlo. E ancora:

Nella zona euro l’unica valuta ad avere corso legale è l’euro. In mancanza di un accordo specifico relativo ai mezzi di pagamento, i creditori sono tenuti ad accettare il pagamento in euro. Le parti possono anche acconsentire a operazioni che utilizzano altre valute estere ufficiali (ad es. il dollaro statunitense). Possono anche decidere di utilizzare “denaro” emesso da privati, come i sistemi locali di scambio (ad es. sistemi di voucher) o le valute virtuali (ad es. il Bitcoin).

L’avete letto anche voi? “[…] come i sistemi locali di scambio (ad es. sistemi di voucher) o le valute virtuali (ad es. il Bitcoin). Nella pagina ufficiale dell’euro c’è un riferimento al Bitcoin. Se io, voi, i nostri vicini, gli abitanti degli Stati uniti, e anche il sito ufficiale dell’Europa, iniziamo ad avere fiducia nel Bitcoin non diventa forse una forma di denaro immaginata e condivisa da miliardi di persone e, quindi, reale?

Proviamo allora a capire cos’è questo Bitcoin e perché sempre più persone credono possa essere il denaro del… Nostro pianeta.

Bitcoin spiegato facile

Spiegare cosa sono i Bitcoin a chi non mastica la materia può essere estremamente frustrante: il rischio è di confondere il lettore con complicati tecnicismi. Ho immaginato così di doverli spiegare a mia madre e, quello che segue, è il dialogo immaginario avuto con lei.

Chiedo scusa in anticipo a tutti gli sviluppatori, informatici o appassionati che conoscono molto meglio di me l’argomento per eventuali errori. Vi prego nel caso di segnalarmi le inesattezze con un commento cosicché possa aggiornare l’articolo.

Mamma: “Quindi cosa sono questi Bitcoin?”

Io: “Il Bitcoin è una criptovaluta digitale con la quale possiamo acquistare e vendere prodotti o servizi. C’è molto mistero intorno al creatore di questa valuta, tale Satoshi Nakamoto, e l’unica cosa certa è l’anno della sua creazione: il 2009, subito dopo la crisi dei mutui sub-prime.”

Mamma: “Io però posso già acquistare online con la mia carta di credito… non vedo la differenza.”

Io: “Quello che cambia è il sistema che c’è dietro. Quando acquisti online paghi piccole commissioni affinché il denaro passi dal tuo conto a quello del venditore, soldi che vanno nelle tasche di un intermediario che si assicura che la transazione vada a buon fine. Il Bitcoin promette commissioni più basse perché elimina l’intermediario, ci pensano i computer collegati in rete ad approvare ogni transizione.
Il secondo vantaggio è che si tratta di una valuta decentralizzata, quindi non c’è nessuna autorità, governo, o istituzione che, come nel caso delle valute tradizionali, vigila sulla moneta. Il garante è la rete di computer che controllano gli scambi di questa moneta. In questo senso si dice che è decentralizzata. “

Mamma: “Mi sembra ancora tutto molto criptico.”

Io: “In effetti a suo modo il Bitcoin è “criptico” perché… Criptografato. Ok non ti spaventare, cerco di essere chiaro.
Il Bitcoin non è solo una valuta digitale, per essere più precisi è una criptovaluta perché usa tecniche crittografiche. In poche parole è super sicura, è come se per accedere al tuo conto avessi bisogno di una chiave alfa numerica lunghissima a prova di hacker. Inoltre le transazioni sono registrate su un registro pubblico che si chiama… Blockchain.”

Mamma: “Fermati troppe cose. Bitcoin, criptovalute e blockchain. Mi sta andando in fumo il cervello.”

Io: “Ok faccio un passo indietro.
La criptovaluta è una valuta digitale super sicura perché crittografata. È una valuta “nascosta” accessibile solo conoscendo un determinato codice informatico.
Il Bitcoin è semplicemente una di queste criptovalute. Smanettando un po’ potresti creare anche tu una tua criptovaluta ma forse prima dovresti imparare a usare bene lo smartphone e smettere di chiedermi come si usa Netflix.
La blockchain è il registro pubblico su cui vengono registrate tutte le transazioni, una catena di blocchi immutabili su cui sono registrati tutti gli scambi. Naturalmente qui non troverai mai scritto il tuo nome, ma tutti potranno vedere che è avvenuta una transazione e di quanti Bitcoin. Serve anche per evitare che qualcuno spenda i Bitcoin contemporaneamente per due acquisti diversi.”

Visualizzazione astratta della blockchain.

Mamma: “Ok, sembra tutto piuttosto sicuro.”

Io: “Lo è. Nessuno può ingannare il sistema.
Immagina tanti computer (o nodi) sui quali gira la blockchain. Dato che tutti i computer hanno la stessa lista di blocchi e di transazioni e possono vedere i nuovi blocchi creati, è impossibile fregare il sistema: servirebbe una potenza di calcolo sterminata. Se qualcuno provasse a modificare un blocco se ne accorgerebbe tutti. L’unico modo sarebbe quello di avere il 51% della potenza di calcolo. ”

Questa è la mappa di dove sono dislocati tutti i “nodi”. Tra i primi posti risultano esserci Stati Uniti, Germania e Francia. Fonte: bitnodes.io

Mamma: “E dove stanno fisicamente questi Bitcoin?”

Io: “Non li possiedi fisicamente, sono e sempre saranno sulla blockchain. Tu sarai in possesso dei “codici” per inviarli da un indirizzo all’altro. Esistono delle chiavi pubbliche, lunghe sequenze di numeri e lettere, che altro non sono che una sorta di iban. E poi chiavi private, come se fosse il pin del tuo conto in banca che ti permettono di accedere ai tuoi bitcoin e spedirli a chi ti pare.”

Mamma: “Va bene, credo di aver bisogno di un caffè.”

Io: “Fallo bello lungo, non ho ancora finito.”

Facciamo una breve pausa. Accomodatevi, offro io.

Mamma: “Mi dicevi che con i Bitcoin paghi commissioni inferiori? Ma a chi le paghi?”

Io: “Ogni transazione richiede la soluzione di complicati problemi algebrici, la fee se la prendono i possessori dei computer (o nodi) che risolvono questi problemi. Vengono chiamati anche “Miners”, e ciò che li spinge a fare questo lavoro sono due tipi diversi di ricompense, da una parte le commissioni, dall’altra una sorta di “bonus” in bitcoin che viene dato ogni 210.000 blocchi aggiunti alla blockchain. Questo premio, più passa il tempo, più diminuisce. Avanti così finché non verrà raggiunto il numero massimo di Bitcoin previsti: 21 milioni di unità.”

I minatori dell’era moderna non hanno bisogno di sporcarsi le mani con veri picconi, il loro strumento principale sono complessi e costosi computer.

Mamma: “Quindi il numero di Bitcoin in circolo sarà limitato?”

Io: “Sì, ne mancano circa 3 milioni e pare che servirà ancora tanto tempo per “minarli” tutti, qualcuno ha stimato il 2140. Questa è un’altra grande differenza rispetto all’euro o le altre valute che usiamo ogni giorno. L’euro viene emesso con l’aumentare dei beni e servizi presenti sul mercato con l’obiettivo di tenere i prezzi stabili. Nel caso dei Bitcoin invece c’è un numero massimo previsto sin dall’inizio.”

Mamma: “E cosa succederà quando mineranno tutti i Bitcoin?”

Io: “Bella domanda. I miners potranno contare solo sulle commissioni per le transazioni ma non più sull’emissione di nuovi Bitcoin. Bisognerà vedere se saranno ancora incentivati a spendere per costosi computer e per l’energia necessaria per tenerli accesi e operativi.”

Mamma: “Quindi per gestire tutta sta criptovaluta si consuma un sacco di energia?”

Io: “In realtà se ne consuma meno di quella che serve alle banche, agli intermediari o ai governi per stampare moneta. Inoltre i miners sono invogliati a spostarsi in località dove l’energia costa meno o dove ce n’è di più, per esempio dove ci sono fonti d’energia rinnovabile.”

Mia madre si sarebbe addormentata molto prima quindi spero che voi siate arrivati fino in fondo. Questa prima parte si conclude qui. Appuntamento a lunedì prossimo.

Fonti

4 pensieri riguardo “Bitcoin, perché li ho comprati – Prima parte.

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